C'è un buco nero al centro della Via Lattea

13/05/2022 - MAECI DGSP

12 maggio - Un team internazionale di cui fanno parte anche ricercatrici e ricercatori dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, dell’Università Federico II di Napoli e dell’Università di Cagliari è riuscita ad ottenere la prima immagine del buco nero supermassiccio al centro della nostra galassia, la Via Lattea. 


L’oggetto,  che si trova a circa 27 mila anni-luce dalla Terra, è chiamato Sagittarius A* (Sgr A*); non emette luce, ma il gas che brilla attorno ad esso possiede un aspetto distintivo: una regione centrale scura (chiamata “ombra” del buco nero) circondata da una struttura brillante a forma di anello.


L’attesissima immagine è stata ottenuta da una rete globale di radiotelescopi, la Collaborazione Event Horizon Telescope (EHT) che coinvolge oltre 300 ricercatori e otto osservatori radio-astronomici in tutto il mondo, come un unico telescopio virtuale dalle dimensioni del pianeta Terra.

Il nuovo risultato, che segue la scoperta del buco nero al centro della galassia lontana M87 avvenuta nel 2019, è frutto di un notevole sforzo tecnologico, poiché Sagittarius A* è molto più piccolo.


Cruciale per raggiungere questo nuovo risultato è stato il contributo di ALMA, l’Atacama Large Millimeter/submillimeter Array, il più potente radiotelescopio esistente, che dal deserto di Atacama, in Cile, scruta il cosmo in banda radio a lunghezze d’onda millimetriche e submillimetriche. L’Italia partecipa ad ALMA attraverso l’ESO, lo European Southern Observatory, e ospita il nodo italiano del Centro regionale europeo ALMA presso la sede dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) di Bologna.


“È uno straordinario risultato della cui portata riusciremo a renderci conto davvero solo con il tempo”, ha commentato il Ministro dell’Università e della Ricerca Maria Cristina Messa. “Complimenti al grande e globale gruppo di lavoro che ha consentito di raggiungerlo e, all’interno di questo, alle scienziate e agli scienziati italiani. Questa scoperta dimostra come le reti collaborative di ricerca internazionale siano fondamentali per il progresso di tutti, di come sia importante per l’Italia farne parte investendo, in modo continuo e stabile negli anni, in grandi infrastrutture di ricerca e di dati, per rafforzarle e implementarle sempre di più, e di come si debba fare uno sforzo per preservare queste reti anche in momenti di crisi”.

La nuova scoperta è descritta in una serie di articoli pubblicati oggi, 12 maggio, su un numero speciale della rivista The Astrophysical Journal Letters.


Per ulteriori informazioni

  • Gli articoli The Shadow of the Supermassive Black Hole in the Center of the Milky Way”, “EHT and Multi-wavelength Observations, Data Processing, and Calibration”, “Imaging of the Galactic Center Supermassive Black Hole”, “Variability, morphology, and black hole mass”, “Testing Astrophysical Models of the Galactic Center Black Hole” e “Testing the Black Hole Metric” della EHT Collaboration e gli articoli “A universal power law prescription for variability from synthetic images of black hole accretion flows” di Georgiev, Pesce, Broderick, et al., “Characterizing and Mitigating Intraday Variability: Reconstructing source structure in accreting black holes with mm-VLBI” di Broderick, Gold, Georgiev, et al., “Millimeter light curves of Sagittarius A* observed during the 2017 Event Horizon Telescope campaign” di Wielgus, Marchili, Martí-Vidal, et al. e “Selective dynamical imaging of interferometric data” di Farah, Galison, Akiyama, et al. sono stati pubblicati online sulla rivista The Astrophysical Journal Letters.


  • I telescopi coinvolti nell'Event Horizon Telescope nell’aprile 2017, quando sono state realizzate le osservazioni, sono: l’Atacama Large Millimeter/submillimeter Array (ALMA) e l'Atacama Pathfinder Experiment (APEX) in Cile; l’IRAM 30-meter Telescope in Spagna; il James Clerk Maxwell Telescope (JCMT) e il Submillimeter Array (SMA) alle Hawai?i, Stati Uniti; il Large Millimeter Telescope Alfonso Serrano (LMT) in Messico; lo UArizona Submillimeter Telescope (SMT) in Arizona, Stati Uniti; e il South Pole Telescope (SPT) in Antartide. Da allora, EHT ha aggiunto alla sua rete il Greenland Telescope (GLT) in Groenlandia, il NOrthern Extended Millimeter Array (NOEMA) in Francia e lo UArizona 12-meter Telescope su Kitt Peak, Arizona.

Per saperne di più: https://home.infn.it/it/comunicati-stampa/4929-ecco-il-buco-nero-al-centro-della-nostra-galassia






Fonte: INFN

Paese: ITALIA, Cile

SSD: 02 - Scienze fisiche