Domenico Fornara: un rinnovato slancio per la cooperazione internazionale in campo scientifico e tecnologico

02/08/2021 - MAECI DGSP

Martina De Sole intervista Domenico Fornara, Capo Ufficio Politiche ed attività bilaterali per l’internazionalizzazione della ricerca scientifica e tecnologica e dell’innovazione del Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI).

(Apremagazine, luglio 2021)


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La diplomazia scientifica ha recentemente acquisito una notevole rilevanza nel processo decisionale europeo. Il mondo si trova davanti a sfide globali e regionali sempre più pressanti e acuite dalla pandemia, con un impatto potenzialmente devastante sull’ambiente, la salute, finanche le relazioni multilaterali. Nessuno Stato può affrontare da solo queste sfide, è quindi necessario che la politica estera integri nuovi strumenti per affrontare una complessità scientifica e tecnologica sempre crescente. I principi di trasparenza, imparzialità, razionalità e universalità alla base dell’approccio scientifico aiutano a supportare la governance globale e a costruire la fiducia fra le nazioni, attraverso l’esercizio di un soft power che contribuisce all’innovazione, al mantenimento e alla creazione di nuove alleanze e alla stabilizzazione dei rapporti fra Paesi che possono garantire la pace. L’Italia negli ultimi anni sta investendo moltissimo in diplomazia scientifica per rendere il Paese più competitivo a livello globale ed assicurare la protezione dei nostri asset. Ne parliamo con Domenico Fornara, Capo Ufficio Politiche ed attività bilaterali per l’internazionalizzazione della ricerca scientifica e tecnologica e dell’innovazione del Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI).


Dott. Fornara, la ricerca e l’innovazione sono state finalmente riconosciute come lo strumento principe per affrontare le sfide globali, e raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’agenda 2030. Negli ultimi due anni, in uno scenario mondiale molto cambiato dalla pandemia e dalle nuove sfide davanti a cui ci sta ponendo, l’Italia sta investendo molto in Diplomazia scientifica. Quali sono le strategie e quale l’evoluzione?

La pandemia, con la sua drammatica capacità di incidere sulle nostre vite e sulle nostre economie, ci ha mostrato quanto sia importante potenziare la cooperazione internazionale in campo scientifico e tecnologico. E’ solo grazie alla scienza che abbiamo oggi la speranza di superare questo periodo. La società globalizzata pone delle sfide globali, che richiedono risposte coordinate e condivise. Le grandi competizioni non si vincono da soli, occorre unire le forze.

Dobbiamo tuttavia anche investire sul piano nazionale e proteggere la nostra proprietà intellettuale nei settori chiavi delle nostra società: biotecnologie per la salute, sistemi produttivi forti e resilienti, filiere agroalimentari e dell’energia sostenibili, telecomunicazioni e sistemi aerospaziali, ambiente e clima, inclusione e sicurezza sociale, senza dimenticare la grande opportunità dell’introduzione in tutti questi sistemi dell’intelligenza artificiale, declinata in chiave europea, ovvero in forma umanistica e sociale: non possiamo restare indietro in nessun campo, e non possiamo lasciare nessuno indietro.


Per questo obiettivo - sulla scorta della sua consolidata strategia di promozione integrata - che unisce cultura, economia e scienza - il MAECI sta producendo un grande sforzo per potenziare le sue capacità di relazionarsi con i sistemi scientifici e accademici degli altri Paesi. Negli ultimi due anni abbiamo aumentato di ben oltre il 60% la rete dei nostri Addetti Scientifici e Spaziali in servizio presso le nostre Sedi all’estero. Abbiamo potenziato le nostre squadre in tutti i continenti. Da funzionario che ha prestato servizio per molti anni in Africa, sono molto felice della rinnovata attenzione con cui la Diplomazia Scientifica italiana guarda ai Paesi africani, dove abbiamo recentemente aperto tre ulteriori posizioni di Addetto Scientifico (Addis Abeba, Dakar e Nairobi) per sviluppare capacity building e aiutare questi Paesi nell’ambito dei SDGs dell’ONU, e dare ai loro giovani un futuro innovativo.


Continuiamo a rafforzare le relazioni con l’Europa, che apre con Horizon Europe il nuovo ciclo del suo programma di cooperazione, e intendiamo affrontare con rinnovato slancio il dialogo con i nostri vicini (abbiamo accreditato nuovi addetti a Zurigo, Madrid, Berlino, Parigi, Stoccolma, Praga, L’Aja, Vienna e Kiev) anche aprendo nuovi protocolli esecutivi bilaterali, che possano facilitare ai ricercatori italiani – in prospettiva - l’accesso agli altri strumenti comunitari. Abbiamo puntato nel contempo ad accrescere ancor più la nostra capacità di lavorare con i nostri partner più importanti, gli USA, dove si stimano attivi ben 15.000 ricercatori italiani. Abbiamo accreditato nuovi Addetti a Chicago, Boston e Houston: assieme ai quattro di Washington e a quello di San Francisco, oggi la Diplomazia Scientifica conta su una squadra di otto esperti negli USA. Abbiamo infine rafforzato la nostra presenza anche nei Paesi latinoamericani, mediorientali ed asiatici (con nuove posizioni a Santiago, Abu Dhabi e Jakarta) e presso le Sedi multilaterali (Parigi OCSE, Parigi UNESCO e l’accreditamento secondario degli esperti a Vienna, Praga e Addis Abeba rispettivamente per AIEA, EUSPA e UA).


Per orientare la nostra azione guardiamo con sempre più grande attenzione allo scenario geopolitico, tenendo conto della complementarità delle nostre economie con quelle dei nostri partner: il caso dell’Accordo di cooperazione scientifica, tecnologica ed industriale con Israele, è esemplare. Alla creatività dei nostri innovatori e alla capacità delle nostre PMI coincide un sistema israeliano altamente efficiente nel processo di incubazione e accelerazione delle imprese. Sono più di duecento i progetti congiunti di ricerca scientifica e industriale lanciati negli anni con questo formidabile strumento, che rappresenta un modello virtuoso nella diplomazia scientifica italiana. Per questo motivo stiamo studiando lo sviluppo di strumenti simili anche con altri importanti partner.


Spazio, ultima frontiera. La space economy e la space diplomacy sono ormai due fattori importantissimi, qual è il ruolo dell’Italia e quali le opportunità?

La Space Diplomacy è per noi una priorità, un formidabile strumento per le relazioni tra Stati, con ricadute anche in campo politico e commerciale. Il comparto spaziale italiano, conta più di 200 aziende, 7.000 addetti e 10 distretti tecnologici nazionali, localizzati in Piemonte, Lombardia, Lazio, Campania e Puglia, con un fatturato complessivo di 1,6 miliardi all’anno. Ricordo che l’industria italiana ha costruito oltre la metà del volume pressurizzato della Stazione Spaziale ISS, sulla quale si sono svolte molte missioni di astronauti italiani.


Siamo un attore di primissimo piano in ambito europeo (tra i primi tre contributori ESA) ed abbiamo una consolidata collaborazione con gli Stati Uniti che risale al 1964 quando, con il lancio del “San Marco 1” dalla Wallops Flight Facility in Virginia, diventammo il terzo Paese al mondo a mettere in orbita un satellite. E’ pertanto grandissima la nostra soddisfazione per la recente firma degli Artemis Accords, il Programma con il quale la NASA punta a riportare gli umani sulla Luna, nella prospettiva della successiva conquista di altri corpi celesti (a partire da Marte). La nostra partecipazione al programma Artemis garantirà non solo il nostro posizionamento internazionale nel settore spaziale ed aerospaziale ma anche un ruolo di prim’ordine per la nostra industria nazionale. Un risultato reso possibile grazie a un solido coordinamento politico e diplomatico tanto in Italia quanto negli Stati Uniti, per il quale la diplomazia italiana ha lavorato incessantemente, in stretto raccordo con Palazzo Chigi, l’Agenzia Spaziale Italiana e le altre Amministrazioni competenti del nostro Paese. Mi permetta infine di ricordare un ultimo recente successo dell’Italia spaziale, sarà proprio un’italiana - Samantha Cristoforetti - la prima donna europea ad assumere nel 2022 il comando dell’ISS.


Si continua a parlare di ‘fuga di cervelli’, o sarebbe meglio parlare di ‘circolazione dei cervelli’? Come si sta muovendo l’Italia per essere più attrattiva?

E’ vero ci sono molti ricercatori italiani all’estero. Secondo una nostra stima sarebbero oggi più di 33.000. La Corte dei Conti ha dichiarato che dal 2013 a oggi la fuga dei “cervelli” laureati è aumentata del 41,8%. Circa 6000 ricercatori sono in UK e come dicevamo 15.000, secondo stime della nostra Ambasciata, sono in Usa. Circa 3500 in Germania e 4000 in Francia. Molti anche in Canada, nei Paesi Bassi, in Belgio e in Norvegia.


Il nostro sistema universitario produce ottimi laureati che trovano facilmente opportunità all’estero. Ma la scienza si regge sulla mobilità dei cervelli e della conoscenza. E questa non è una novità. Gli scienziati si spostano dove hanno maggiori opportunità e migliori infrastrutture di ricerca. L’importante è fare in modo che da un lato la mobilità non sia ostacolata, e dall’altro che non si produca un saccheggio sistematico di risorse umane. Occorre creare vie privilegiate per facilitare il ritorno e per attrarre ricercatori stranieri, con le loro competenze, le loro reti di relazioni, le loro diverse capacità di approcciarsi ai temi della ricerca. Lo sviluppo del sapere può essere garantito solo dalla circolarità dei “cervelli”. A giudicare dalle statistiche del Dipartimento Finanze sui redditi dichiarati nel 2020 e risalenti al periodo d’imposta 2019, la strategia di usare la leva tributaria per convincere i giovani emigrati a fare il percorso inverso comincia a funzionare (norma introdotta per la prima volta dall’articolo 16 del D.lgs. n. 147/15 modificata da ultimo dal Decreto Crescita, D.L. n. 34/19). Positivi sono infatti i numeri relativi ai docenti e ricercatori che rientrano, e si vedono tassato il 30% o - se al sud - solo il 10% del loro reddito per cinque anni dopo il ritorno in Italia. Ebbene, dichiarazioni alla mano, ne hanno beneficiato in 1.700.


Non mancano casi eccellenti, come quello dell’astrofisica italiana Eleonora Troja che - vinto un Consolidator Grant del Consiglio europeo delle ricerche con un progetto per l’astronomia multi messaggera di circa 2 milioni di euro - rientra in Italia dagli Usa, per realizzare il suo progetto all’Istituto nazionale di astrofisica.


Mi è gradito ricordare che la dott.ssa Troja era stata premiata dal MAECI nel 2018 con l’Italian Bilateral Scientific Cooperation Award, il premio che ogni anno conferiamo ad un ricercatore italiano che, svolgendo la sua ricerca all’estero, ha dato un notevole contributo al progresso della scienza e della tecnologia, migliorando così le relazioni S&T dell’Italia con l’estero e con le organizzazioni internazionali. Con un pizzico di orgoglio posso dire che avevamo visto giusto. Spero vivamente che la dott.ssa Troja possa servire da esempio a tanti altri ricercatori italiani.


 Per chiudere vorrei chiederle un messaggio per la comunità scientifica e di innovazione italiana.

Siate tutti ambasciatori delle eccellenze del nostro Paese. Una voce dall’Europa della qualità della vita, delle nostre belle persone, della nostra cultura, del saper vivere all’insegna della bellezza. L’Italia uscirà dalla prova del COVID più forte e più moderna. Abbiamo davanti a noi anni di grande impegno sociale e di grande responsabilità per il rilancio del Paese e per il futuro delle prossime generazioni. Sono sicuro che i ricercatori e gli innovatori italiani saranno importantissimi – come sempre – per dare il loro contributo al nostro Sistema Paese. Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale sarà al loro fianco e non farà mancare supporto e strumenti. 


Tra questi mi preme ricordare Innovitalia (https://innovitalia.esteri.it), il portale della Diplomazia Scientifica italiana, creato soprattutto per fornire un canale di networking per i ricercatori italiani nel mondo, su cui pubblichiamo costanti aggiornamenti sulle azioni della Diplomazia Scientifica italiana e sulle opportunità per la cooperazione scientifica e tecnologica bilaterale e multilaterale.

 

 

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Fonte: Apremagazine

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