Lenacapavir, nuova frontiera contro l’HIV: scoperto come cambia il destino del virus
Uno studio pubblicato su Science Advances, coordinato da Francesca Di Nunzio all’Institut Pasteur di Parigi, rivela un meccanismo finora sconosciuto attraverso il quale il lenacapavir ostacola l’infezione da HIV-1. Il lenacapavir, sviluppato da Gilead, è il primo farmaco di una nuova classe di antivirali diretti contro il capside dell’HIV e rappresenta uno dei più importanti progressi recenti nella terapia e nella prevenzione dell’infezione. Il suo sviluppo si basa su anni di ricerca fondamentale dedicata alle fasi precoci dell’infezione da HIV, un campo al quale il laboratorio diretto dalla dottoressa Francesca Di Nunzio ha contribuito con numerosi studi.
Per moltiplicarsi, l’HIV deve trasportare il proprio materiale genetico nel nucleo della cellula e integrarlo nel DNA cellulare. Il genoma virale viaggia protetto all’interno del capside, un involucro proteico che svolge un ruolo essenziale durante le prime fasi dell’infezione.
Il team ha scoperto che il lenacapavir non impedisce necessariamente al virus di raggiungere il nucleo. Il farmaco mantiene però il capside più stabile, trattenendo al suo interno il genoma virale e modificandone il percorso nella cellula. Il DNA dell’HIV viene così allontanato dalle regioni nucleari favorevoli all’integrazione e indirizzato verso ambienti meno permissivi, riducendo la capacità del virus di stabilire un’infezione produttiva.
La ricerca mostra che il capside non è un semplice contenitore, ma un vero regolatore del destino del genoma virale. Questa scoperta contribuisce a chiarire l’elevata efficacia del lenacapavir e apre nuove prospettive per lo sviluppo di strategie di prevenzione e trattamento dell’HIV.
Mourer et al., “Capsid stabilization reprograms the nuclear fate of the HIV genome”, Science Advances (2026) https://www.science.org/doi/10.1126/sciadv.aef9469
Lo schema riassume i principali risultati dello studio. In assenza di lenacapavir (LEN), i capsidi dell’HIV rilasciano il proprio contenuto all’interno di compartimenti cellulari privi di membrana, chiamati HIV-1-MLO. Questi compartimenti si uniscono agli speckle nucleari (NS), aree circondate da cromatina aperta che favoriscono la progressione dell’infezione (a sinistra). In presenza di LEN, i capsidi rimangono più stabili e non raggiungono gli speckle nucleari. Di conseguenza, l’infezione viene fortemente ridotta (a destra).
Fonte: www.science.org/doi/10.1126/sciadv.aef9469
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SSD: 05 - Scienze biologiche, 06 - Scienze mediche





