Regno Unito

Ricerca e innovazione in Regno Unito

Il Regno Unito ha una lunghissima tradizione di eccellenza nel campo della ricerca scientifica e tecnologica, ospita università e centri di ricerca prestigiosi, e continua a portare contributi innovativi in moltissimi campi.


Indicazione di questa eccellenza sono il numero di cittadine/i del Regno Unito vincitrici/tori di un premio Nobel. Ad oggi (inizio 2022), sono 137 le/gli scienziate/i britanniche/ci a cui è stato conferito il premio Nobel. Solo gli Stati Uniti d’America hanno un numero maggiore, 398; il Regno Unito è seguito in terza posizione dalla Germania (111); l’Italia occupa la dodicesima posiziona (21).


Le due Tabelle incluse qui sotto riportano alcuni indici che ci aiutano a comprendere la situazione della ricerca nel Regno Unito, e negli altri 7 Paesi del G7 (indici calcolati da dati Our World In Data, e Organization of Economic Co-operation and Development, OECD).


Tabella_A

Tabella A. Indici della ricerca scientifica dei Paesi del G7: popolazione nel 2020 (Our World In Data); percentuale del Prodotto Nazionale Lordo investito nella ricerca nel 2019 (OECD); impiegate/i nella ricerca nel 2020 (OECD); numero di documenti scientifici citabili nel 2020 (OECD); numero di citazioni per documento citabile nel 2020; Hirsch-index per Paese nel 2020 (OECD).


In termini di investimenti in ricerca e sviluppo (colonna 3 della Tabella A), dati OECD Gross Domestic Expenditure on Research and Development (GERD) indicano che nel 2019 il Regno Unito ha investito l'1,7% del Prodotto Nazionale Lordo in Ricerca. Nello stesso anno, ad esempio, l’Italia ha investito l’1,5%, la Francia il 2,2% e la Germania il 3,2%.


In valore assoluto, un rapporto del 2021 (G Hutton, House of Commons) indica che nel 2019 la spesa del Regno Unito in 'Research and Development' è stata di 38,5 milioni di sterline, circa 577 sterline per capita. Dal 1986, questa voce di spesa è cresciuta da circa 20 milioni agli attuali 38,5 (valori espressi in termini dei prezzi del 2019). Si segnala che, in percentuale di spesa rispetto al Prodotto Nazionale Lordo, gli investimenti in R&D sono scesi dal 1,84% nel 1985 al 1,7% del 2019.  


In termini di impiegati nella ricerca (colonna 4 della Tabella A), dati OECD indicano che il Regno Unito ha circa 330.000 persone lavorare in questo settore, valore che è confrontabile con quello della Francia, e che è il doppio del valore per l’Italia. La produzione scientifica (colonna 5 della Tabella A), misurata utilizzando l’indice OECD del numero di documenti scientifici citabili, riflette il numero di ricercatori/trici.


Per valutare la rilevanza dei lavori pubblicati, possiamo utilizzare il numero di citazioni per documento (colonna 6 della Tabella A): tale rapporto varia tra 0,9 e 1,55 per i Paesi del G7. Il Regno Unito è secondo, con 1,47; notare che l’Italia occupa il primo posto. Come ulteriore indice della rilevanza e della qualità delle pubblicazioni scientifiche, possiamo confrontare l’indice di Hirsch per Paese (colonna 7 della Tabella A): questo indice varia tra 1.118 e 2.577, con il Regno Unito al secondo posto, dopo USA, con un valore di 1.618.


Chiaramente alcuni degli indici riportati nella Tabella A dipendono fortemente dalle dimensioni del Paese, dalla sua popolazione e dal numero di impiegate/i nella ricerca. Per tenere conto di queste differenze, possiamo normalizzare gli indici della Tabella A. La Tabella B riporta tre di questi indici normalizzati. 


Tabella_B

Tabella B. Indici derivati dalla Tabella A normalizzando i valori riportati in Tabella A: impiegate/i nella ricerca nel 2020 ogni 1.000 impiegate/i nel Paese (colonna 2); numero di documenti scientifici citabili per impiegata/o in ricerca (colonna 3); Hirsch-index per impiegata/o in ricerca per Paese (colonna 4; valore moltiplicato un fattore 1.000 per rendere il numero piu' leggibile).


Il primo indice è il numero di impiegate/i nella ricerca relativo a tutta la forza lavoro (colonna 2 della Tabella B): si vede che tra i Paesi del G7, questo indice varia tra 6,3 e 11, e che il Regno Unito, con 9,7, si posiziona al quarto posto. Notare che l’Italia si pone all’ultimo posto dei Paese del G7, ad indicazione del basso numero di lavoratrici/tori che vengono classificati come ‘impiegate/i nella ricerca e lo sviluppo’ da OECD.


Il secondo indice normalizzato è il numero di documenti citabili diviso per il numero degli impiegati nella ricerca (colonna 3 della Tabella B): tale indice varia tra 0,21 e 0,81, con il Regno Unito in terza posizione con 0,60. Notare che l’Italia si pone al primo posto, come conseguenza anche del fatto che rispetto agli altri Paesi, ha il numero più basso degli impiegati nella ricerca.


Il terzo indice normalizzato è l’indice di Hirsch per impiegato nella ricerca per paese (il valore è stato moltiplicato per 1.000 per renderlo più leggibile; colonna 4 della Tabella B): questo indice varia tra 1,63 e 7,24. Il Regno Unito si posiziona terzo, con 4,92, dopo il Canada e l’Italia.


Da questi indici (del 2019 e 2020) possiamo concludere che, in confronto ai Paesi del G7: 

  • In termini di percentuale del prodotto nazionale lordo in investimenti in ricerca, il Regno Unito investe poco più dell’Italia, e si posiziona quarto, dopo USA, la Germania o il Giappone;
  • In termini di percentuale della forza lavoro impiegata nella ricerca, il Regno Unito si posiziona come quarto dei Paesi del G7, dopo la Francia, la Germania e USA;
  • In termini di produzione di documenti citabili per persona impiegata nella ricerca, il Regno Unito si posiziona al terzo posto, dopo Italia e Canada;
  • In termini di qualità e rilevanza dei documenti scientifici prodotti, misurata dall’indice di Hirsch per impiegato nella ricerca, il Regno Unito si posiziona al terzo posto, dopo il Canada e l’Italia.

Passiamo ora ad analizzare l’offerta educativa delle università del Regno Unito, e confrontiamola con l’offerta delle università degli altri Paesi del Mondo. Per dare un’idea generale della qualità dell’offerta educativa universitaria, senza andare a guardare il dettaglio dei singoli dipartimenti, possiamo utilizzando come indici le posizioni delle università nelle classifiche pubblicate nel 2022 da The Times Higher Education (THE) World Ranking e da Quacquarelli Symonds (QS) World Ranking.


THE-2022 pone Oxford University al 1° posto, Cambridge University al 5° posto, ed Imperial College London al 12° posto (le altre 9 università che occupano le prime 12 posizioni sono americane). QS-2022 pone Oxford risulta al 2° posto, Cambridge al 3°, Imperial College Londra al 7° posto, e University College London all’8° posto. Se confrontiamo i numeri delle università che vengono elencate tra le prime 50 nei due elenchi, il Regno Unito risulta il secondo Paese con 8 università (Oxford, Cambridge, Imperial College London, University College London, Edinburgh University, Manchester, King’s College London, e London School of Economics), preceduto solo da USA (con 20 università).


Nel campo della ricerca applicata al settore meteorologia/clima e spaziale, si ricorda che il Regno Unito ospita le sedi di due delle sei ‘European Co-ordinated Organizations’:

Il Regno Unito ospita centri di ricerca e laboratori di grande prestigio, tra cui: 

Si rimanda al sito di UK Research and Innovation (UKRI) per una lista completa delle organizzazioni di ricerca approvate dal governo del Regno Unito.


Un’indagine del Parlamento del Regno Unito del 2018 riporta che nel 2018 circa il 55% degli investimenti in ricerca e sviluppo venivano dal settore privato, che i finanziamenti del settore pubblico rappresentavano circa il 26%, ed circa il 14% veniva da investimenti esteri. La strategia di sviluppo del governo del 2018 ambiva a far crescere la percentuale di spesa in ricerca e sviluppo al 2,4% l’anno entro il 2027, e quindi a continuare a farla crescere fino a raggiungere il 3% nel lungo termine. Nel 2020, gli investimenti in R&D avevano raggiunto 1,8%. 


E’ difficile dare un numero preciso di scienziate/i italiane/i che lavora nel Regno Unito. Un  lavoro condotto dall’Ambasciata d’Italia a Londra nel 2017, parlava di 5.755 italiane/i impiegate/i in università del Regno Unito. Sempre questo rapporto riportava che circa un terzo era basato a Londra, e parlava di 350 italiane/i impiegate/i a University College London, 250 a King’s College London, 240 a Oxford University, 230 a Imperial College e 210 a Cambridge University. Seguono Manchester University (140), Queen Mary University London (135), London School of Economics (125), Edinburgh University (115), e quindi le altre università. Uno studio statistico del Consolato Generale d'Italia di Londra del 2021 parla di piu' di 4,000 italiane/i che lavorano nelle università del Regno Unito. 


Nel seguente rapporto (preparato il 4 aprile 2022), si analizza in dettaglio le collaborazioni tra università italiane e del Regno Unito, in particolare tra le prime 14 università italiane e del Regno Unito nelle classifiche del 2022 di THE e QS. L'analisi si basa su statistiche delle pubblicazioni co-prodotte tra le varie università tra il 2011 ed il 2020. Il rapporto conclude, ad esempio, che:

  • Le prime 14 università italiane hanno prodotto il 12.9% delle loro pubblicazioni con università del Regno Unito; di queste pubblicazioni, l’82.4% è stato co-prodotto con le prime 14 università del Regno Unito. In media, le prime 14 università italiane producono circa il 62% delle loro pubblicazioni con co-autori dello stesso paese (cioè di università italiane).
  • Le prime 14 università del Regno Unito hanno prodotto il 6.6% delle loro pubblicazioni con università italiane; di queste pubblicazioni, il 72% è stato co-prodotto con le prime 14 università italiane. In media, le prime 14 università del Regno producono circa il 54% delle loro pubblicazioni con co-autori dello stesso paese (cioè di università del Regno Unito).
  • Le prime 14 università del Regno Unito collaborano principalmente con le prime 8 università italiane: Federico II, Sapienza, Milano, Torino, Padova, Bologna, Firenze e Pisa;
  • Le prime 14 università italiane tendono a collaborare sostanzialmente con 5 università del Regno Unito: Oxford, Cambridge, Imperial, UCL e King’s College. 

Concludiamo questa scheda riportando altri 5 indici del Regno Unito, estratti da World Intellectual Property OrganizationScimago Journal and Country Ranking 2020, e OECD (gross domestic spending on R&D):

  • #4 in Global innovation index 2021 (#28 per l'Italia);
  • #3 in Scimago country ranking 2020 (#6 per l'Italia);
  • #7 in OECD Gross expenditure in R&D from 2019 (#9 per l'Italia);
  • #2 in Average score top 3 Universities QS ranking 2021;
  • #3 in H-index per paese 2021 (#6 per l'Italia).

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SI riportano qui sotto links ai siti web delle istituzioni citate qui sopra (in ordine alfabetico):

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Roberto Buizza (Addetto Scientifico, Ambasciata d’Italia a Londra) – Versione aggiornata il 04/04/2022

Indici d'innovazione e produzione scientifica - Regno Unito

Global Innovation Index 2021 | Scimago Country Ranking 2020

INDICE RANK
4
3
21
2
1
13